Il disturbo della Fase Orale

Nel  primo anno di vita il Bambino inizia lo sviluppo psicosessuale, la circospezione della realtà e l’identificazione delle diverse personalità, fra cui la sua, attraverso la cosiddetta Fase Orale, con una centralità della bocca come strumento di sopravvivenza e di interpretazione.  Difatti, per un periodo il bambino porta alla bocca tutto ciò che gli capita per le mani. Alla base vi sono il piacere per la suzione, il seno materno, e l’incorporamento, immissione del cibo, principio di sopravvivenza, azione che viene definita da Freud cannibalismo, evidentemente già in un’ottica di disturbo comportamentale.

Gli attentati  alla Fase Orale sono costituiti principalmente dall’atteggiamento della Madre quando si dimostra, più o meno direttamente, arido, anaffettivo, ostile, di rifiuto. Ciò è dovuto a molteplici cause, le principali da ricercarsi nel rapporto con il Padre, che possono portare a rendere il Bambino ostaggio per dinamiche della coppia o individuali, mirate queste alla vidimazione e consacrazione del proprio ruolo come nella sindrome di Munchausen. Ad esempio quando si rimprovera eccessivamente al bambino di portarsi oggetti alla bocca, introducendo il concetto di “sporco” in una fase delicata come l’incorporamento.

Il disturbo della Fase Orale può causare nella crescita del Bambino evoluzioni catastrofiche quali: vittimismo, narcisismo, egocentrismo, depressione, logorrea, dipendenza, tabagismo, alcolismo, onicofagia e portarsi spesso le mani alla bocca, paura di bagnarsi, tormentarsi peli e capelli,  rapporto alterato con il cibo, fino alla falsata collocazione delle identità diverse, il cosiddetto Tu, con riflessi deviati nei rapporti sociali. Sociopatia.

Ci interessa, nella fattispecie, quest’ultimo aspetto. Sempre nel primo anno di vita, attraverso suzione e incorporamento, il Bambino si sente corpo unico con la Madre, gradualmente poi avviene il naturale distacco, identificazione, appunto, di Io e Tu, come soggetti distinti e separati. Gli attentati alla Fase Orale scatenano nel Bambino complessi di colpa definiti primordiali, nel senso di addossarsi la colpa per eventi naturali indipendenti con parallela deificazione della Madre, Terra nel caso dei primitivi. E’ così che sono nate molte religioni, per paura e non per incanto della Natura. E’ così che può nascere il complesso di Edipo o di Elettra.

Tornando al disturbo, quello che spicca è la Dipendenza. Nella confusione che si ingenera fra Io e Tu, negazione del cibo come ricatto di anaffettività o peggio di rifiuto, il Bambino matura una distorta richiesta di Carezza, Affetto, Assistenza così generalizzata da diventare Pretesa e rifiuto categorico ad assumere un ruolo attivo nel proprio sostentamento per la propria sopravvivenza. Questa viene vista come un qualcosa che arriva dall’alto, come la Befana, e che può interrompersi da un momento all’altro per propria colpa e responsabilità. Anzi, in genere la colpa viene procurata in qualsiasi modo per rendere legittima la Pretesa, come con l’Ipocondria e Suggestione di malattia. Nell’identificazione dei ruoli lo sfregio è  non considerare il Bambino alla pari, ma dipendente da una sostanziale imposizione dell’adulto fino ad una fantomatica maggiore età, che in questi casi non arriva mai.

Gli psicanalisti sono concordi nel localizzare i traumi irrisolvibili nei primi tre anni di vita.

Come, per citare solo un altro esempio, la fase delle tre P (Parsimonia, Perseveranza, Pignoleria) per l’induzione anticipata al controllo dello sfintere (fino a ieri: “che bella cacchina che hai fatto”, oggi: “hai sporcato di nuovo, ti ho appena cambiato”).

E c’è chi genera senza conoscere una parola di quanto detto.