Il rimorso di Oreste

Il rimorso di Oreste – dipinto di  William Adolphe Bouguerau

Oreste è figlio di Agamennone, uno degli eroi greci della guerra di Troia, il quale una volta tornato in patria viene ucciso da Egisto, nel frattempo amante della moglie Clitemnestra. Oreste, anch’egli  scampato alla morte grazie alla nutrice che lo sostituisce nella culla con il proprio figlio,  è indeciso sulla vendetta, dubbio che gli viene risolto dall’oracolo di Delfi con l’assenso. Oreste uccide Egisto e Clitemnestra, la madre, e per questo viene perseguitato a vita dalle Erinni, o Furie, Aletto, Megera e Tisifone, personificazioni femminili della vendetta. ..

Ma cos’è il Mito se non la trasposizione in forma narrata delle manchevolezze drammatiche dell’uomo? Il dubbio viene trasferito agli Dei, sempre a metà fra spiritualità e terreno, allo scopo di sacralizzare, quindi imporre, tramite unzione di sangue, la propria imperfezione. Ma sul perché l’uomo abbia coscienza della propria imperfezione, senza fra l’altro porvi in alcun modo rimedio, è mistero completo.

La madre, prima di essere la compartecipe della nostra generazione, è Madre Terra, panica ospitante la nostra terribile provvisorietà. Oreste è cosciente della intoccabilità della madre, ciò non di meno la ritiene corresponsabile dell’uccisione del padre, quindi meritevole della massima pena, la morte. A suo autentico arbitrio? No, interviene l’oracolo di Delfi, che non è la Legge, divisa al solito sulla giustezza morale della pena di morte, ma il deus-ex-machina che trasforma il giudizio in premonizione, autorizzando qualsiasi propria sentenza. Al pari del perdono che, quando effettivamente serve, viene negato.

Il dilemma di fondo è perché la Madre Terra venga comunque ritenuta responsabile dell’incuria dell’uomo, unito al perché la personificazione del rimorso, ovvero vendetta su vendetta, consista in una triade di figure femminili. Nel sillogismo risiede la risposta.

Il tabù della morte e il conflitto di genere hanno ridotto l’uomo in cenere.